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mercoledì 13 dicembre 2017
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Logan: l’addio di Hugh Jackman al personaggio di Wolverine

Logan è nelle sale da una settimana circa ed è possibile cogliere le prime impressioni sull’ultimo lavoro di James Mangold e Hugh Jackman.

Il film è godibile, senza ombra di dubbio, ma continua a mancare di qualcosa. Una sceneggiatura senza cuore, poco pathos, un uso dei personaggi secondari molto discutibile e l’introduzione di figure originali assolutamente no-sense.

I quesiti sono tanti, e anche con la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo film di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, molti non sembrano avere una risposta valida.

Attenzione spoiler!

  • Perché ambientare il film nel futuro e introdurre una X-23 così piccola?
  • Come potrebbero mai pensare di proseguire con la storia di questa bambina e con tutti gli amati personaggi dei fumetti morti?
  • Perché utilizzare Calibano, da poco presentato in X-Men: Apocalisse, facendo subire al personaggio addirittura un recasting?
  • Che c’entra il Messico, la frontiera, il confine…..? Wolverine è il Canada!
  • Perché non affidare il destino di Logan ad un ultimo grande scontro, magari con una nemesi del suo passato?
  • Perché introdurre un villain come X-24 (ispirato senza ombra di dubbio al robot Albert creato, guarda caso, da Donald Pierce (Boyd Hoolbrook)) quando sarebbe stato possibile, con un impegno maggiore in fase di scrittura, utilizzare magari Daken?
  • Perché? Perché? Perché?

L’ambientazione e le scelte stilistiche del regista, da sempre amante dei western, risultano invece apprezzabili, come già si evince da questa serie di concept.

Nonostante il mio parere personale (che non è solo) il film sta riscuotendo un grande successo di pubblico e critica, tanto da far gridare, dopo Deadpool, alla rinascita dei film Marvel firmati Fox.

Tornando a Logan, uno dei punti deboli nella trama del film è il passato dei mutanti e la causa della loro quasi totale estinzione. E cosa è successo al Professor X?

Il famoso incidente di Westchester di cui si parla in Logan doveva inizialmente essere mostrato in un flashback. Probabile che nell’occasione Charles Xavier (Patrick Stewart) abbia avuto la sua prima crisi dovuta all’Alzheimer, che lo ha portato a sprigionare il suo potere psichico senza controllo uccidendo buona parte dei suoi amati studenti mutanti e portando il governo a classificarlo come minaccia.

Il film, preso così e slegandolo dal contesto narrativo più ampio, può anche essere apprezzato. Ma stiamo parlando di un universo narrativo che risponde ad una serie di fattori, soprattutto considerando che si tratta del terzo film di una, voluta o non voluta, trilogia.

Il riferimento Zander Rice (Richard E. Grant) al progetto Arma X visto in X-Men: Le Origini – Wolverine non serve di certo a proseguire una storia che presenta più di qualche buco, ancor di più se espresso da un personaggio così anonimo come quello presentato in Logan.

Chi ha apprezzato le violente sequenze di azione troverà interessante questo storyboard diffuso sul web da Gabriel Hardman:




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